Riceviamo e pubblichiamo...
IL GENIUS DELLA VITA 
di Nello Vichi

Vi siete mai chiesti cos'è quel qualcosa che spesso nella quotidianità della vita ci procura incertezze, esitazioni, ripensamento, indecisione, improvvise passioni; quel senso che a tutti, presto o tardi, procura la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada? 
Ebbene, quel qualcosa, che noi non sappiamo definire, secondo Platone, è il portatore del nostro destino; è l'anima che ciascuno di noi, prima della nascita, sceglie quale immagine che poi vivremo sulla terra insieme a un suo compagno che ci accompagnerà come un'ombra per tutta l'esistenza.
Ad esso gli antichi greci dettero il nome di "daimon" e dai popoli latini fu chiamato "genius".
Questo senso, che ci farà compagnia nel flusso della vita, è quel qualcosa che nelle parole, esperienze e fatti ci viene confermato, anche se la sua natura appare nebulosa e si rivela a sprazzi di intuizione, sensazione, sussurri, passioni e bizzarrie.
Poiché molto cerchiamo di capire di questa innata immagine, che prima della ragione esercita un movimento volto all'interno che tende a ciò che è proprio; considerando la nostra persona come esempio di vocazione e il nostro destino come manifestazione del genius, solo con una appassionata ricerca e un sensibilità immaginativa riusciremo, forse, a farci una ragione della mutazioni dl carattere e delle sue attitudini.

Tutto ha bisogno di essere studiato, indagato, analizzato; la gioventù, la vecchiaia, l'amore, il sonno,lo sport, i metodi stessi dell'indagine. Una indagine particolare è riservata all'infanzia e alla bellezza, anche se questa "arresta il moto", come recita Tommaso d'Aquino nella sua "summa theologiae", ma esercita, albergando nel cuore umano, una cura valida per il malessere della psiche. 

Il genius è da considerarsi un raggruppamento di certe idee che, per ragioni culturali, biografiche, sentimentali e di propaganda "ci posseggono", e che, a differenza di quelle che "pensiamo", esse sono radicate nella nostra mente, da agire in noi come dettati ipnotici che non sopportano nessuna critica, ne obiezione. 
Conosciamo le malattie del corpo, con qualche difficoltà anche quelle dell'anima, nulla conosciamo delle malattie della mente. 
Eppure anche le idee della mente talvolta si ammalano e siccome la nostra vita è regolata anche dalle nostre idee, di loro dobbiamo avere cura. 
Il racconto platonico dell'anima che è chiamata a scegliere il proprio destino (mito di Er), accompagnata fin dalla nascita dal genius, nel pensiero del filosofo neoplatonico Plotino recita: noi ci siamo scelti il corpo, i genitori, il luogo e la situazione di vita adatta all'anima, il tutto è corrispondente a ciò che racconta il mito e idoneo alle sue necessità. 
Il mito, insomma, svolge una funzione psicologica di redenzione che può ispirare una vita fondata su di esso, salvando noi stessi e prosperare nel futuro. 
Ciascuna vita è formata dalla propria immagine, unica e irrepetibile, una immagine che è l'essenza del suo destino.
Il genius svolge la sua funzione in diversi modi; ci protegge, insiste e inventa con ostinatezza, si oppone alla ragionevolezza e spesso obbliga il suo padrone alla bizzarria e al capriccio. Può fare ammalare il corpo, è incapace di adattarsi al tempo, e nel flusso della vita trovi gli errori e gli ostacoli.
Ha bisogno della sua parte di bellezza, vuole essere visto, ricevere testimonianze e riconoscimenti. Le immagini e le metafore sono la sua lingua madre, e la base poetica della sua mente, gli rende possibile la comunicazione con tutti gli uomini e le cose di questo mondo. 
Poiché non può dimenticare la sua origine divina, si sente esule sulla Terra, pur partecipando all'armonia del cosmo.

Per concludere, è necessario che gli uomini trovino il buon senso di capire che gli eventi fanno parte del disegno dell'immagine, e che c'è sempre una ragione per cui essa possa essere considerata l'arcana depositaria del nostro destino.